Giuseppe Bonaviri (1985)

Caro Daniele, in ricordo alle nostre lontane passeggiate campestri in cerca di erbe insolite, o di stenti papiri che qui, in Ciociaria, crescono lungo le secche cunette, ho accettato il tuo invito di venire a Ceccano per vedere lo studio del giovane pittore tuo amico Fausto Roma. Situato quasi al limite del paese, fra orti e paritarie murali, fra ombre e primi soli nascenti. Ho apprezzato con immenso piacere le svampanti e svettanti macchie cromatiche del tuo amico e vi ho colto un travaglio interno d’uno che tende a cogliere aspetti della natura e del pronto “io”. Risolti con singolare mano pittorica, come germinanti semi “in fieri” seppure per fili anadiplotici.
Con tanta simpatia, credimi.

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