Questa disponibilità felice del lavoro di Fausto Roma è evidente già dall’incominciamento della sua attività, ma ha preso più forza e risolutezza negli ultimi lavori che lo vedono finalmente liberato a problemi tecnici e costruttivi, che pure avevano determinato la sua produzione precedente.
Oggi il lavoro di Fausto Roma si situa con pieno diritto all’interno di quel vasto dibattito che vede eliminata la dicotomia astrazione/figurazione che si colloca in quell’area, che pur traendo origine dalle problematiche sollevate dalla Transavanguardia, ha sviluppato una memoria di colore e della pittura che guarda con piacere agli aspetti costruttivi e poveri delle materie più eterogenee. Il recupero di legni, il loro assemblaggio, i cristalli, le forme e strutturate in continuità variata, sono tutte ad indicare una disponibilità operativa che trova sempre Fausto Roma pronto ad offrirci ogni volta la grande apertura di un lavoro che non trova limiti oggettivi e che rende possibilità reali le fantasie ludiche dell’arte… La pittura di Fausto Roma va verso un non ingombro, tuttavia non dimenticando nulla delle precedenti esperienze… ilprogetto ludico di Fausto Roma si viene ad incontrare con la capacità manuale felice e nomade della pittura che gioca l’arte con le mani e con gli occhi, che vede l’artista mago e giocoliere, funambolo e architetto. Da questo punto muove un’altra condizione del lavoro di Fausto Roma: quella più propriamente pensata di un’arte che determina la fine dei generi (pittura e scultura) fondendoli nell’esplosiva miscela dei colori e dei supporti, dei materiali e delle forme. Che cosa è pittura? Che cosa è scultura? La risposta è: che cosa è arte?... L’arte di Fausto Roma si iscrive in questo itinerario di pensiero problematico e attuale, vivace di una genialità che varca i confini di tutti i territori e li rende domande, luoghi di un sapere visivo che la recente storia dell’arte ancora indaga.

